Le opere qui riprodotte sono formulate nel transitorio linguaggio visivo del loro tempo, di cui sono evidente ed esemplare testimonianza.Alcune trascendono tale transitorietà e sono,in quanto opere d'arte,un fatto visivo assoluto.E'la storia dell'arte,bellezza.
GIORGIO DE MARCHIS

sabato 21 novembre 2009

Trasalimenti Art __ Which is your answer? EVENTO DEDICATO ad HARALD SZEEMANN - A cura di Lucrezia De Domizio Durini e Gérard Georges Lemaire


Spazio Thetis Nuovissimo Arsenale 22 Novembre 2009 ore 10

Which is your answer?
EVENTO DEDICATO ad HARALD SZEEMANN

A cura di Lucrezia De Domizio Durini e Gérard Georges Lemaire
Coordinamento Antonietta Grandesso

Mi piace ricordare un amico, Harald Szeemann. Il Pensatore Selvaggio, il curatore indipendente. Il suo Aperto, le sue Biennali hanno segnato un’ epoca. Un’ epoca che è necessario ricordare. Un insegnamento impossibile da dimenticare. La 53° Biennale d’Arte di Venezia termina il 22 Novembre, un percorso durato circa 5 mesi. E’ la Biennale che si è protratta più a lungo. Per chi non si inchina ai partiti, né ai ‘personaggi’ delle Istituzioni, l’Arte non haTempo né Spazio, ma li possiede entrambi. A questo proposito tentiamo di dare risposte al tema che abbiamo proposto il 3 e il 4 giugno scorso nello Spazio Thetis Nuovissimo Arsenale nella mostra Collaterale della Biennale ideata e curata da Lucrezia De Domizio Durini con la collaborazione di Gérard Georges Lemaire, storico dell’arte:

IS IT POSSIBLE? Nature and Economy Together

Abbiamo convogliato le energie di personaggi che cercano risposte e mettono a disposizione il loro sapere per un possibile miglioramento della Società. Siamo andati a ritroso nel tempo perché: Tutto è stato detto prima, ma siccome nessuno ascolta, dobbiamo ritornare indietro e ricominciare (Andrè Gide) così come Abbiamo il dovere di mostrare al mondo ciò che siamo stati capaci di fare nella nostra vita (Joseph Beuys). Abbiamo lavorato molto in questa passata calda estate… Pertanto Vi INVITIAMO a partecipare agli Eventi in due differenti spazi di cui sarete nel contempo spettatori e attori:

Mostra Fotografica
a cura di Lucrezia De Domizio Durini: Gino Di Paolo. To Keep a good memory…

Saverio Monno Docente di economia delle imprese culturali all’Università Cattolica di Milano
Presenta: Vitantonio Russo. La Forza misteriosa della Piramide. Pubblicazione di Lucrezia De Domizio Durini

Dibattito: Which is your answer?
Coordinamento di Gèrard Georges Lemaire Scrittore storico dell’arte
Relatori
Giorgio Conti: Dallo sviluppo sostenibile alla sostenibilità integrata
(ambiente, economia, socio-culturale, etica). Dalle industrie pesanti alle officine pesanti.
Professore Università Cà Foscari, Venezia Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali Dipartimento di Scienze Ambientali
Pippo Gianoni Water’s battle: from a rape economy to the true value of Nature
Ingegnere, sperimentatore, studioso di acque e paesaggi dinamici
Marco Maiocchi Cultura.Lavoro.Economia
Prof. Ordinario di Disegno Industriale – Dipartimento INDACO – Facoltà del Design – Politecnico di Milano
Gérard Georges Lemaire Presentazione di RISK Arte Oggi n.28 – Dal 22 novembre 2009 al 29 ottobre 2008
Proiezione Video di Domenico Polidoro: Is it possible? Nature and Economy together.

PERFORMANCE POETICA
Stones Aldo Roda
PERFORMANCE SONORA
Enver Hadžiomerspahi
PERFORMANCE
Felt Connection and… Marité Bortoletto e Micaela Spinazzé
Fotografo Ufficiale Gino Di Paolo – Film maker Domenico Polidoro

Trasalimenti Art __ Il Luogo della natura - The Creative Rooms a cura di Lucrezia De Domizio Durino

Trasalimenti Art __ Addio alla grande artista Jeanne Claude

E' morta ieri il 19 novembre a New York Jeanne Claude Denat de Guillebon, moglie, collaboratrice e dal 1958 "metà" artistica di Christo. La coppia molto affiatata nata artisticamente a Parigi, i due avevano in comune anche la stessa data di nascita (13 giugno 1935), da anni viveva nella città statunitense. Tra le opere che li ha resi famosi l'impacchettamento del Reichstag a Berlino, del Pont Neuf a Parigi, l'installazione delle porte zen "The Gates" disseminate a Central Park nel 2003, la copertura totale con nylon rosa dell'isolotto di Biscane Bay a Miami "Surrounded Island" nel 1980-83. Tra i progetti ancora incompiuti che Christo intende realizzare le opere "Over the river" che prevede la copertura di dieci chilometri del fiume Arkansas in Colorado e "The Mastaba" una piramide da costruire negi Emirati Arabi con 410.000 barili di petrolio colorati.


fonte : Il Sole 24 ore



Morta Jeanne Claude

la moglie di Christo


È morta a New York, per le complicazioni di un aneurisma, Jeanne Claude, moglie e collega dell’artista Christo, con il quale realizzò molti progetti di «impacchettamento» di varie dimensioni, come quello del Reichstag a Berlino e del Pont Neuf a Parigi. Aveva 74 anni.

I famigliari hanno fatto sapere che il marito è distrutto dal dolore, ma determinato a mantenere la loro antica promessa: «portare avanti l’arte di Christo e Jeanne Claude».

I due erano nati lo stesso giorno, il 13 giugno 1935: lui di origine bulgara, lei franco-marocchina. Si erano conosciuti nell’ottobre del 1958 a Parigi e un anno dopo Jeanne Claude, per stare con Christo, lasciò il marito che aveva sposato da tre settimane. Da allora erano sempre stati inseparabili.


fonte : La Stampa


mercoledì 18 novembre 2009

MARINA CICOGNA VOLPI

Donna determinata, complicata ma priva di complessi, critica e autoironica, dura, contraddittoria, ricca di dignità. Marina Cicogna Volpi, contessa, regina ermetica e influente di una mondanità spesso recondita e impenetrabile,con una famiglia del profondo patriziato veneziano, persino un antenato doge costruttore del ponte di Rialto.


Lei, un artista dalla personalità poliedrica, eclettica, educata alla settima arte sin dalla tenera età, Nipote del conte Volpi, ex governatore in Libia e fondatore nel 1932 del primo Festival Cinematografico della storia (il Festival di Venezia, Coppa Volpi)..."artigiana" di successi cinematografici italiani e francesi del calibro di Belle de Jour, Medea, C’era una volta il West, Il cerchio rosso, Portiere di notte ...
Carezza anche la sua prima passione, la fotografia, scatti che lontano dai riflettori e dalle passerelle ci rimandano ad un immagine degli anni che Marina ha avuto l'onore di condividere con personalità del mondo del cinema e dell’alta società, dando una testimonianza tutta personale di quel “bel mondo”,relegato ormai nel limbo dell'oblìo.


Ho appuntato quella che accompagna il volto segnato e imperscrutabile di Ezra Pound, tra tutti a me il più caro: Gli artisti di più grande fama e i personaggi più in vista arrivarono a Spoleto da tutto il mondo. Ezra Pound era seduto al caffè della piazza solo, isolato. Gli ho chiesto se potevo fotografarlo, mi ha detto di sì e si è alzato con un piccolo sorriso lontano.
Nel giardino della memoria il tempo sembra non giocare alcun ruolo. Qui ogni incontro appare possibile, e le immagini in cui inopinatamente ci imbattiamo prendono il colore e la distanza della Nostalgia.

domenica 15 novembre 2009

presentazione della mostra '' Trasalimenti 2010 - Anselm KIEFER ''. Teramo dal 12 giugno al 30 settembre 2010,sarà presente l'artista.





IL LUOGO ''ISPIRATO '' PER LA MOSTRA DI ANSELM KIEFER....Era considerato il più grande Centro per la cura delle malattie mentali del Regno di Napoli. Una struttura imponente, ma soprattutto una classe medica straordinaria. Le mura poderose ospitarono, infatti, uno dei padri della psichiatria italiana: Marco Levi Bianch...ini, che fu discepolo di Freud, con il quale intrattenne una corrispondenza epistolare, e che in queste stanze fondò la prima Societa Italiana di Psicanalisi. Il lungo percorso dello studio della mente e dei suoi intrecci, in Italia, deve a Teramo il ricordo della primogenitura. In origine, la struttura,costruita nel 1323, fu più volte soggetta a lavori di ammodernamento o di ingrandimento, fu ospizio con privilegio vescovile, prima di essere destinato ad un uso sanitario - psichiatrico. Sull'onda della legge Basaglia, che nel 1978 sancì la chiusura delle strutture manicomiali, anche il grande ospedale teramano è diventato obsoleto. Secondo la leggenda, ma c'e chi la considera un fatto storicamente provato, sulla porta del grande manicomio di Porta Melatina (che in realtà dovrebbe chiamarsi Porta Melatini o dei Melatini), era stata apposta una lapide, the recitava: 'Qui stanno i pochi, forse neppure i veri'.

sabato 14 novembre 2009

Trasalimenti Art - Art of life for 5.000 € - Triennale di Milano 12 -19 Novembre 2009


Trasalimenti 2000 - OMAGGIO A TULLIO CATALANO


Gianni Valentini ricorda Tullio Catalano

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Gli incontri della vita, non sai mai come avvengono e come si sviluppano......

A volte accade di avere facilità di incontrare persone con cui poi é difficile intendersi, per ragioni che possono essere ideologiche e altre volte per un carattere estremamente difficile. La possibilità di avere un' intesa dipende spesso da cose futili e banali così come é accaduto a Tullio Catalano. Lo conobbi a Pineto, ad un seminario sulla tecnica dell' "Affresco", ma sapevo benissimo che era un pittore, un critico d' arte, cosa che facilitò subito a diventare amici. Diversi interessi ci accomunavano; ma la cosa che ci coinvolgeva di più, forse, all' insaputa di noi stessi, era la purezza dei nostri discorsi, su argomenti vari, sull' uomo e sul suo modo di essere, questi erano i principali argomenti dei nostri incontri.

Fra i pittori Catalano é probabilmente colui con cui ho dialogato di più. Era molto colto, sia dal punto di vista pittorico, che storico, aveva ampi interessi culturali e una grande apertura verso ciò che accadeva di nuovo.

Era uno dei pochi con cui si poteva parlare di tutto. Nell' ultimo periodo, viveva in modo appartato solo e con pochi amici.

La malattia l' aveva consumato fisicamente, faceva sempre più fatica a parlare, si stancava facilmente, si concedeva solo piccole passeggiate nel giardino dell' amica Anna, ma la sua mente era sempre vigile ed attenta ad intuizioni che poi trasmetteva agli amici più cari.
Mentre sto scrivendo mi sovvengono molti flash di episodi che ho trascorso con lui, a volte
ilari ed umoristici e altri più intimi e personali.

Ricordo quel giorno in cui andammo in banca per cambiare un assegno: eravamo vestiti in modo trasandato, io, con capelli lunghi, Tullio, barba lunga e capelli arruffati, avevamo un brutto aspetto e fummo scambiati per loschi individui, poi tutto finì per il meglio, tra risate di tutti i presenti e compiacimento per l' accaduto.

Tanti i momenti e gli episodi che potrei citare, ma discretamente prediligo stare in silenzio con le sue confessioni di un uomo solo e abbandonato al proprio destino, un uomo che sa che la meta é ormai prossima. Tristezza dell' ultimo abbraccio, grande solitudine, affetti mancanti,silenzio marmoreo di un ospedale, parole vacanti senza senso nel fondo dell' animo, ricerca affannosa dell' ultimo filo di speranza......

Ormai, preparato per un finale beffardo e ineluttabile voltò lo sguardo sereno e rassegnato,
si dileguò nel nulla.......


Grazie, Tullio, della stima e della fiducia che hai riposto in me e di poter conservare il segreto
di ultimi momenti della tua travagliata vita.



Gianni Valentini


febbraio 2000

Michelangelo Pistoletto ricorda Tullio Catalano

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Ho conosciuto Tullio Catalano a Roma alla fine degli anni '60. Gli anni dello Zoo, dell' Uomo Nero, quando ci si ritrovava a Rosati in Piazza del Popolo. Abitavo con la Maria in via Ripetta, esponevo all' Attico. Ed era tutto straordinariamente intenso a Roma come a Torino. L' energia di Torino, il calore di Roma. C' era la generazione di Angeli, Festa, Schifano che si intrecciava con la vita della corte romana. Twombly e Franchetti. Ci si vedeva ogni giorno e ogni sera, la notte al Doc della Maracoccia. Appena arrivati a Roma vedevi tutti: Sargentini, Pascali, Kounellis e la Efi.

E lui, Tullio Catalano, era lì, lui c' era. Non sapevo bene cosa facesse, allora, ma non importa, era una presenza sensibile garbata, ormai familiare. Ci si incontrava festosamente tutti, in fondo circolava tra tutti rispetto e ammirazione. E Tullio c' era, era parte della grande scena, come lo erano Giancarlo Politi e Plinio De Marchis e tanti altri che allora c' erano. Non tutti ci sono ancora, adesso anche Tullio ci ha lasciati.

Negli anni ho capito cosa lui faceva, prima mi era più difficile, forse perchè appariva così febbrilmente mobile e allo stessso tempo riservato, timido e timoroso. Certamente era più dedito allo studio e alla ricerca che desideroso di apparire e mostrarsi. Vedeva, ascoltava, annotava. Negli anni ho capito che capiva l' arte, che la viveva come nutrimento, la frequentava come sua amante e con lei accudiva i suoi figli che erano gli allievi dell' Accademia in cui ha insegnato per lunghi anni. Abbiamo fatto delle cose insieme. Ormai era di casa all' Aquila. La sua immagine e la mia ammirazione son cresciute nel tempo fino a portarmi ad una stima, ad un affetto vero e ad una simpatia sincera; chiaramente ricambiata.
L' ho visto infine sempre più aggrappato al sogno dell' arte, come se sentisse intimamente che questo lo avrebbe salvato dalla morte, per sempre. Credeva nel miracolo dell' arte. Ecco perchè noi lo ricordiamo con sentimento profondo, perchè abbiamo

La stessa fede.


29 febbraio 2000 Michelangelo Pistoletto

Tullio Catalano - di Anna Maria Fileccia


Testimoni competenti scriveranno sulla storiografìa di Catalano; io farò quello che sono in grado di fare: parlare dell’amico: mi ripeto, l’ho conosciuto alla fine degli anni ‘60 alla Galleria Gap, gestita da mio fratello Gianni Fileccia, di cui parlerò in seguito.
Condividendo grandi tensioni di quegli anni derivanti dalle correnti innovatrici dell’avanguardia artistica, il loro sodalizio era già cominciato e stava nascendo quell’amicizia che li legò fino alla fine. Pur frequentando lo stesso rigore artistico, intellettuale e politico, non potevano essere più diversi: Tullio schivo, lento, un po’ sornione e timido nella vita privata, Gianni affrontava tutto all’istante e senza mezzi termini ed un momento dopo era già andato oltre.
Tullio per mesi si chiudeva dentro un pensiero, un’idea, dietro ai quali non si poteva andare perché non ne parlava e Gianni aveva come l’impressione che fosse difficile da recuperare.
Questo li fece discutere e non poco.
Viveva in una bella e strana villa progettata dal fratello architetto che nel frattempo era venuto a mancare, bella villa ma priva del necessario: il frigo era troppo vecchio per funzionare, l’acqua calda e il riscaldamento non c’erano, e durante l’inverno il letto era colmo di coperte e cuscini; il pavimento era ricoperto di libri, disegni, foto e cataloghi. Alle pareti erano appese enormi tele che aspettavano d’essere finite, altre lasciate in giardino alle intemperie perché si asciugassero.
Si vestiva senza nessuna pretesa perché non poteva permetterselo, ma se poteva, sceglieva con cura le cravatte.
Non sapeva nuotare ed una volta al lago di Vico, dopo essersi arrampicato sul ramo di un albero che dava sull’acqua, cadde e stava per annegare.
Quando a volte capitava che per necessità doveva vendere dei quadri, se ne separava malvolentieri e cercava sempre di scegliere a chi dovessero andare.
Una volta disse che voleva dipingere un quadro per me e impiegò due anni perché “doveva pensarlo”. Non mi fu difficile diventargli amica e volergli bene, così dopo la sua malattia, gli proposi di passare la convalescenza che i medici dichiararono molto delicata, a casa mia.
Fu un anno tranquillo, sereno e sotto certi aspetti anche divertente: bisognava stargli dietro con il cibo perché cercava di mangiare sempre e di tutto. Di questo si occupava Gianni anche perché era l’unico a riuscirci.
Era comico e tenero sentirli battibeccare su ogni cosa: leggevano il giornale e non erano d’accordo sull’interpretazione delle notizie. Gianni gli tagliava la barba ed i capelli e litigavano sulla lunghezza, riuscirono a litigare perfino a Natale sulle ipotesi riguardo al contenuto
dei pacchi sotto l’albero! Quando il tempo era bello passava ore intere in giardino, passeggiava
accarezzando gli alberi. Ogni tanto parlava della madre poetessa, del padre anch’esso pittore,
del fratello, si sentiva che gli mancavano. Parlava anche dei suoi amori, con ironia di alcuni, con dolore di altri, ma sempre pensando al domani, coltivava un amore platonico in Inghilterra ed era sempre alla ricerca di cartoline strane su cui, prima di spedirle disegnava, disegnava, disegnava.
Gli piaceva andare in auto in giro per Roma (non guidava), così la cornice da scegliere, la tela ed i colori da comprare diventavano un pretesto per una passeggiata in città.
Quando le forze glielo consentirono ricominciò a dipingere quasi con furia come a recuperare il periodo d’ozio forzato.
Dipingeva dove capitava sul tavolo della cucina in piena notte sul pavimento, sul prato Pur sapendo quanto per lui i colori fossero nocivi spesso dipingeva con le mani. Un giorno trovai lui e mia figlia Drusilla colle mani affondate nei colori e lui le stava spiegando come proprio perché lo facevano in quel modo lei avrebbe potuto sentire quali linee e colori l’anima le stesse suggerendo, Riccardo, l’altro mio figlio, lo guardava con forse domande mute e Tullio gli parlava
come se gli avesse letto nel pensiero. Per il matrimonio di due amici di Drusilla dipinse con un rosso fuoco tanti cuori che s’intravedevano tra le parole “LOVE”.
Ricominciarono gl’impegni, l’insegnamento all’Aquila, ma più il tempo passava più si rendeva conto che la sua salute ormai troppo compromessa, non gli avrebbe consentito una vita decente neanche ritagliandone i contorni, cosi decise per il trapianto.
Il primo avviso per l’intervento non lo raggiunse perché aveva il cellulare spento! Il resto lo conosciamo tutti.
Ciao Tullio ti voglio bene.
ANNA MARIA FILECCIA

Trasalimenti Art - Per Tullio Catalano - di Anna Dell'Agata


PER TULLIO CATALANO
A 7 anni dalla morte di Tullio Catalano, il dolore tagliente che ha colpito la sua famiglia di amici non si attenua; segno è che la sua Persona, legata e vocata al mondo dell’arte e alla pittura viveva in un’aura di innocente purezza e generosità. E il suo destino di avere una vita accorciata, di fronte alle molte sofferenze del suo vissuto – mi diceva di aver accudito il padre, bravo pittore e insegnante, paralizzato, per 10 anni – di fronte all’ardore e all’entusiasmo di artista con cui si proiettava nei prossimi anni, una volta restaurato il fegato, questo destino ci appare specialmente crudele, tanto da suscitare, in tutti gli amici cui era caro, una rabbia amara e ribellione. Nelle difficili trame dell’arte contemporanea e nei suoi labirinti commerciali, con la sua grande Humanitas, Tullio aveva una via di conoscenza speciale; degli artisti in auge e dei loro rapporti nel mercato Tullio conosceva segreti e aneddoti che, disvelati, avrebbero procurato piccoli terremoti negli schemi fissati di una storiografia ufficiale. La sua scomparsa ci ha tagliato l’accesso a queste verità esistenziali, che colorano e danno pregnanza al mondo dell’arte contemporanea e illuminano sui significati e sugli investimenti nella ricerca degli artisti. Mi consola il fatto di aver offerto a Tullio, già sofferente, negli ultimi 3 anni della sua vita, nel villino di Pineto, sede operativa del “Centro Agathé” per l’arte e la scienza, ospitalità e ristoro, lui che dalla casa villa ancora in fieri a Infernetto, progettata da suo fratello Edoardo, architetto a lui premorto, doveva raggiungere l’Accademia de L’Aquila per l’insegnamento. Nella conversazione familiare emergeva la sua pietas e tenerezza, il suo attaccamento alla madre, filologa e poeta, e il romantico corteggiamento di alcune donne, che lo affascinavano come uomo e come artista. Già da tempo l’autorevole e brillante studioso Giorgio De Marchis mi invitava ad una sinergia per onorare con una mostra la figura e Persona di Tullio Catalano, il quale, giovanissimo e mio compagno d’università a Roma negli anni sessanta, aveva avuto, nelle secche del secolo, un ruolo di valida e lucida Avanguardia. Oggi esponiamo l’ultima sua tela incompiuta rimasta nell’atelier di Pineto. ANNA DELL’AGATA Pineto 20 giugno 2007

venerdì 13 novembre 2009

Franco Falasca in un commosso ricordo di Tullio Catalano durante l'inaugurazione di Trasalimenti 2007

Franco Falasca in un commosso ricordo di
Tullio Catalano durante l'inaugurazione di Trasalimenti 2007




Ho conosciuto Tullio sui banchi del Liceo Classico “Pilo Albertelli” di Roma, nel 1962. In quel periodo egli abitava con i genitori e l’unico fratello (architetto) in via Oropa zona Montagnola. La casa aveva un lungo corridoio con due stanze-studio da un lato e due stanze-studio dall’altro
lato: erano i quattro studi degli abitanti, pittore figurativo il padre, professoressa di italiano e poetessa la madre, esperto di hi-fi il fratello (in quel periodo aveva uno stupendo impianto con un pre ed un finale McIntosh classici: neri con le luci verdi che pilotavano due casse acustiche angolari autocostruite con due woofers Tannoy, un suono stupendo che mi colpì e fu l’inizio della mia passione per l’Hi-Fi Stereo).
La quarta stanza era lo studio di Tullio, piena di colori, quadri non rifiniti, collage, oggetti, libri, tutta la stanza era una sola opera d’arte.
Io mi interessavo di filosofia e di scrittura creativa (la chiamo così e non letteratura perché non avevo alcun interesse per la scrittura prolissa banale e noiosa della saggistica non creativa e del romanzo naturalistico). Dopo qualche anno anche la fotografia entrò tra i miei
interessi primari. Tullio era interessato all’arte in ogni sua forma, atteggiamento che egli sintetizzò negli anni seguenti in “Arte come arte come critica”.
Allegro, ironico, rassegnato ma testardo, intelligente e (o ma) affettuoso, non interessato al mercato ed al successo, ma entusiasta della comunicazione. Il suo stile difficile evidenzia il suo desiderio di voler portare contenuti complessi alla superficie, e non il desiderio di
voler conquistare il consenso: mai ha voluto conquistare il consenso ma ha sempre cercato di rimestare in quel buio oscuro dell’inconscio. come diceva Freud, un inconscio pieno di icone concrete e astratte ed anche icone dell’inconscio colturale che si mescolavano e si confondevano in un caos non catalogabile.
Sui banchi di scuola manifestava la sua vitalità e la sua anarchia anche mormorando “oh when the saints go marching in” e tamburellando sul banco durante le lezioni; a volte ciò provocava la reazione del professore.
Negli anni successivi alla scuola iniziammo a frequentare le mostre degli artisti più innovativi come Alberto Burri ed Emilio Vedova, ed a frequentare artisti quali Pascali, Lombardo, Kounellis, Emilio Villa. Nel 1969 Catalano incontra Gianni Fileccia che aveva aperto a Roma la galleria GAP in via Monserrato insieme ad Adriana Miccolis: da lì Tullio inizia una avventura artistica che con la galleria copre tutti gli anni ’70; organizza mostre, Joseph Kosuth ed altri; sempre in
quegli anni progettiamo insieme (l’idea è sua, le didascalie sono mie, le implicazioni politico-sociali di Benveduti) un’entità artistica denominataUFFICIO PER L’IMMAGINAZIONE PREVENTIVA di C. Maurizio Benveduti, Tullio Catalano e Franco Falasca 18/02/1973:
a seguito dell’Ufficio Consigli per Azioni s.r.l. si comunica la costituzione di un Ufficio per l’Immaginazione Preventiva suddiviso a tutt’oggi nelle seguenti sezioni:
1) Tullio Catalano (sezione per lo sviluppo e la futura saturazione dell’immaginazione analitica).
2) Franco Falasca (sezione per i rapporti tra l’immaginazione liberatoria e l’immaginazione repressiva con riferimento alle emozioni).
3) Carlo Maurizio Benveduti (sezione per i rapporti tra l’immaginazione liberatoria e l’immaginazione repressiva con riferimento ai significati).
4) Giancarlo Croce (sezione per l’immaginazione nuova).

Con questa denominazione io, Tullio e Maurizio abbiamo realizzato una serie di mostre (compresa la partecipazione alla Biennale di Venezia 1976) nelle quali la progettazione individuale e quella collettiva si incrociavano ed entrambe implicavano una nozione di comunismo e riflessioni non individualistiche che hanno attraversate illese questi anni.

L’altro rappresentante del gruppo, Giancarlo Croce, con lo sguardo rivolto alla cultura orientale ed alternativa, elaborava opere che risentivano sì del clima collettivo ma che egli firmava individualmente e che avevano a che fare con il soggetto artista e le sue proiezioni
nell’immaginario.
Questa collaborazione a tre è durata fino al 1980, anno in cui ognuno di noi ha seguito una propria strada. Altri artisti in quegli anni hanno partecipato alle nostre rassegne ed iniziative editoriali, e noi di rimando alle loro, ma - contrariamente a come scrivono taluni in modo fraudolento
– l’Ufficio per la Immaginazione Preventiva è stato fondato in quella occasione, e da quei quattro artisti. Adesioni postume, dopo il successo dell’iniziativa, sono frutto di falsificazione storica.
Catalano, sia prima di queste iniziative, che dopo, ha continuato una sua ostinata produzione pittorica, in parte astratta ed in parte con tecniche di collage e fotografia abbinate, opere alcune delle quali sono in collezioni private, altre sono state smarrite, altre sono state distrutte.

FRANCO FALASCA 2007

Fabio Mauri ricorda Tullio Catalano durante l'inaugurazione di Trasalimenti 2007








Trasalimenti Art - Tullio Catalano - Trasalimenti 1998 Castelbasso

Trasalimenti Art - Tullio Catalano - Collage


Tullio Catalano - 1978
Collage 70x100